
Leggendo la replica di Fratelli d’Italia al nostro contributo sul turismo, abbiamo avuto una conferma: questa amministrazione preferisce la propaganda all’analisi metodologica e alle domande scomode, gli slogan al posto del dibattito serio. Il nostro articolo non negava un risultato oggettivo, ma semplicemente prendeva atto di un dato positivo e provava a fare ciò che dovrebbe fare qualsiasi amministrazione: analizzarlo, contestualizzarlo e comprenderne gli effetti economici e sociali. Proviamo a spiegare gli errori commessi:
Non si può pensare di confrontare Orvieto con l’Umbria come se fossero la stessa cosa.
FdI insiste nel sostenere che l’11,6% di crescita delle presenze a Orvieto sia straordinario perché superiore al 2,5% registrato dall’Umbria. Il problema è che questo confronto, dal punto di vista analitico, non ha alcuna significatività statistica. Si stanno confrontando popolazioni diverse, dimensioni diverse e vocazioni turistiche diverse. Il campione statistico Orvieto è una destinazione turistica specifica, con caratteristiche, composizione dei flussi e dinamiche completamente differenti rispetto al campione statistico della regione Umbria complessivamente considerata, che comprende realtà molto eterogenee tra loro. Paragonare la crescita di Orvieto con quella regionale senza alcuna normalizzazione o analisi di contesto è sicuramente funzionale ai fini propagandistici, ma limitante per una analisi di contesto oggettiva.
Scegliere di non comprendere la differenza tra valore economico e bilancio comunale.
La parte più curiosa della replica riguarda il passaggio nel quale FdI ci spiega che il PIL pro capite non finisce direttamente nelle casse del Comune: “…il residente non è una unità di misura economica…”. È una considerazione tanto ovvia quanto irrilevante, perché nessuno ha mai voluto sminuire l’importanza di un residente, ne travisare il significato di PIL pro capite. La nostra obiezione riguardava uno degli obiettivi principali di ogni Comune, secondo la nostra visione politica, cioè quello di aumentare il benessere socio-economico del territorio amministrato. Quando analizziamo il valore economico generato dal turismo stiamo valutando la ricchezza che resta sul territorio e viene distribuita tra imprese, lavoratori e famiglie. Stiamo parlando dell’economia locale, non del saldo di cassa. I principali ricavi di un Comune non derivano certo dall’imposta di soggiorno o dai biglietti del Pozzo di San Patrizio, ma dalla fiscalità ordinaria: IMU, addizionale IRPEF, TARI e altre entrate connesse alla vitalità economica e patrimoniale del territorio. Più valore economico viene creato, più ampia è la base imponibile che sostiene i conti pubblici. Tutto questo viene incorporato dal PIL di un territorio (che comprende anche il turismo, ma anche tanto altro). A conferma di tutto ciò, è la stessa FdI che cita i circa 500 mila euro di imposta di soggiorno e il milione di euro proveniente dal Pozzo di San Patrizio, come certificato nel bilancio 2025. Si tratta certamente di entrate reali e importanti. Ma proprio questi numeri confermano che stiamo parlando di importi che rappresentano una quota parziale e limitata rispetto a un bilancio comunale che nel 2025 ha realizzato più di 35mln di ricavi, non a caso quasi 17mln provenienti da tributi. Per evitare ulteriori repliche propagandistiche, chiariamo che l’impatto del turismo va oltre quello che registrabile rispetto al bilancio del Comune di Orvieto. Infatti, va chiaramente considerato l’impatto economico indiretto come l’indotto. È ovvio che il turismo non sia irrilevante. Tuttavia, del turismo occorre chiedersi quanto valore produca realmente, e come questo possa portare benefici o accentuare problematiche al territorio. L’esercizio analitico che abbiamo provato a fare, liquidato in risposta con uno slogan.
Attribuire idee mai sostenute.
Il nostro articolo non nasce con l’intento di sminuire o demonizzare il turismo. Abbiamo semplicemente affermato che un dato positivo non può essere sbandierato con leggerezza. Abbiamo posto domande su temi molto concreti:
• quanta ricchezza resta realmente sul territorio (posti di lavoro stabili, investimenti di lungo periodo ecc. fece.);
• quale impatto hanno gli affitti brevi sul mercato immobiliare (valore immobili, prezzi degli affitti ecc. ecc.);
• quanti residenti si perdono ogni anno? (e come il turismo vi incide?);
• quale sia l’effetto sul lavoro e sull’abitare;
• come rendere la crescita turistica sostenibile nel lungo periodo.
Sono domande che riteniamo del tutto legittime e che, a nostro avviso, dovrebbero rientrare nel normale confronto tra un’amministrazione e la comunità che rappresenta. Crediamo infatti che la comunicazione istituzionale debba essere accompagnata dalla capacità di analizzare i dati, comprenderne il contesto e valutarne le possibili conseguenze.
Come Nova, continueremo a fare ciò che abbiamo fatto finora: leggere i numeri, contestualizzarli e cercare di comprenderne le conseguenze, con la speranza di portare un contributo positivo e costruttivo al territorio. Crediamo nella possibilità di un’amministrazione capace di analizzare, comprendere, ipotizzare scenari e formulare proposte da trasformare in azioni concrete, mantenendo al tempo stesso la disponibilità al confronto e all’ascolto delle critiche, quando queste siano espresse con spirito costruttivo.
La comunicazione è certamente importante, ma riteniamo che per amministrare un territorio servano anche metodo, competenza, capacità di analisi e, soprattutto, una visione di medio e lungo periodo.
È proprio su questi aspetti che, leggendo la replica di Fratelli d’Italia e osservando il dibattito pubblico che si sta sviluppando ad Orvieto, continuiamo a ritenere necessario un confronto più approfondito e meno concentrato sulla contrapposizione politica.